Periziata l'acquaforte di Rubens.
Il Prof.Giorgio Rutigliano stimato critico d'arte e autorevole perito d'arte del tribunale di Roma, ha periziato la stupenda acquaforte di Rubens denominata l'ultima cena di Leonardo .
19/02/2010 - Oggetto: Perizia di accertamento Tecnico e Valore Economico dell’incisione
“L’ultima cena” di Peter Paul Rubens
Commissionata dal Dott. Gilberto Di Benedetto residente in Roma Via
Il sottoscritto dott. Giorgio Rutigliano, nato a Roma il 16.11.1943 ed ivi residente in Via Tina Pica,10 – C.F. RTGGRG43S16H501S – iscritto all’Albo dei Periti del Tribunale di Roma sin dal 9 gennaio 1992, giusto incarico ricevuto a redigere una perizia di accertamento tecnico e valore economico del’opera indicata in oggetto, sotto la propria responsabilità attesta quanto segue
Premessa
Ente: Incisione – orizzontale e su due lastre (acquaforte e bulino )
Titolo: L’ultima Cena o Cenacolo
Filograna : Triplo giglio nel primo foglio ( sotto Tommaso)
e corona nel secondo ( sotto Giovanni) su carta Leida
Autore : Peter Paul Rubens ( Siegen, Vestfalia 1577 – Anversa 1640 )
Accertamento tecnico
Il luogo: In una abitazione di Gerusalemme nella sala da pranzo situata al
secondo piano riservata ad ospiti di riguardo ( cenacolo ).
E’ lo stesso luogo dove, dopo ascensione di Gesù in cielo, si radunarono gli
apostoli con Maria e ricevettero lo Spirito Santo nel giorno della Pentecoste
( cinquantesimo giorno dopo la resurrezione di Cristo )
Il tempo : Tra il 28 e il 33 di questa era.
Gesù è morto un venerdì, vigilia di Pasqua, forseil 7 aprile del 30.
La Pasqua è per i Giudei il ricordo della liberazione del popolo dalla schiavitù
egiziana mentre per il Redentore prefigura il banchetto messianico in cui gli
eletti saranno riuniti presso Dio
Le fonti : - Vangelo di Matteo 26,20-29
Vangelo di Marco 14, 17-25
Vangelo di Luca 22,19-23
Lettere ai Corinzi di Paolo I, 23
Iconografia
Studio liberamente ispirato al dipinto di Leonardo da Vinci raffigurante “L’ultima Cena” sito in Santa Maria delle Grazie a Milano.
L’opera esaminata è invertita rispetto all’originale leonardesco.
L’episodio si riferisce al terzo momento del rito pasquale ebraico ( schiavitù e liberazione dall’Egitto ) e cioè alla cena vera e propria che nella descrizione delle fonti evangeliche è divisa in due parti ben distinte e che si rifanno rispettivamente:
a)al momento in cui, mentre gli apostoli mangiano, Gesù dice: “uno di voi mi tradirà”.
Ed infatti l’artista raffigura l’attimo in cui, al pronunciamento di tale frase, in essi c’è stupore, sgomento e preoccupazione di sapere e scoprire chi possa essere stato
b)al momento in cui il Signore dona e offre il suo corpo ed il suo sangue e cioè all’istituzione dell’Eucarestia.
Dopo la preghiera conviviale sul pane azzimo il Maestro pronuncia la formula eucaristica sul pane: “Gesù prese del pane e detta la benedizione lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Prendete, mangiate, questo è il mio corpo”.
E dopo la preghiera conviviale sulla terza coppa (il calice della benedizione) fa una aggiunta e pronuncia la formula eucaristica del vino: “ poi prese il calice e detta la benedizione lo diede loro dicendo:Bevete tutti perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che viene sparso per molti, in remissione dei peccati”.
Tali eventi sono stati così raffigurati:
Al centro, si trova Gesù, in una piramide quasi perfetta, già al di là del mondo, simbolicamente isolato e quasi inattingibile.
Alla sua destra siede Giovanni che ascolta Pietro, il quale appoggia la mano sinistra sulla sua spalla mentre nella destra impugna un coltello. Giuda è seduto davanti a loro con la borsa del tradimento.
Il secondo gruppo – con lo sguardo rivolto al Signore – è composto da Bartolomeo e Giacomo Maggiore seduti mentre Andrea è in piedi con ambedue le mani poggiate sul tavolo.
Alla sinistra di Gesù si trova Tommaso con l’indice teso come se dicesse : “Sono forse io? “ (Marco,14,14), Filippo e Giacomo Minore – con le mani sul petto – con lo sguardo rivolto verso il Signore.
Infine, Matteo e Taddeo in piedi parlano a Simone che seduto a capotavola rivolge lo sguardo verso di loro.
Il nostro artista accetta la novità iconografica leonardesca e cioè quella di allineare tutti gli apostoli dietro una grande tavolata. Ed infatti nelle opere precedenti Giuda occupa da solo, il lato presso lo spettatore e si pone frontalmente rispetto a Gesù mostrando così palesemente il suo ruolo di traditore ( c.f.r., per esempio, l’affresco del Ghirlandaio nel Convento di Ognissanti a Firenze).
La tavola da pranzo – posta davanti ai tredici personaggi- è completamente spoglia e pertanto risaltano ancor di più le uniche e sole – ma molto significative- tre cose e cioè il pane, il calice e la borsa.
E’ da rilevare che il Redentore viene raffigurato in modo da richiamare ambedue i momenti evangelici e cioè sia all’istante in cui preannuncia il tradimento di Giuda sia alla istituzione dell’Eucarestia. Invece, è evidente nel gruppo degli apostoli soltanto il primo evento ( stupore e sgomento nei volti, il coltello) mentre il secondo è rappresentato simbolicamente dal pane e al calice. Peraltro, tale istituzione innovativa e rivoluzionaria viene ulteriormente ricordata dall’artista nei versetti della legenda sottostante l’opera.
Analisi della composizione e differenze con il “Cenacolo” di Leonardo
Gesù, si trova da solo al centro mentre i dodici apostoli sono allineati dietro un grande e lungo tavolo da pranzo e vengono radunati a gruppi di tre figure:
Bartolomeo, Giacomo Maggiore, Andrea
Matteo, Taddeo, Simone
Giovanni, Pietro, Giuda
Tommaso, Filippo, Giacomo Minore
Ogni gruppo dei discepoli ha una struttura piramidale (come Gesù) e i gesti e gli sguardi concentrano l’attenzione sulla figura del Maestro, verso il quale confluisce anche il punto di vista dell’intera articolazione prospettica.
Nell’opera esaminata mancano gli elementi della tavola che invece Leonardo li colloca in primo piano e li definisce in ogni singolo dettaglio ed infatti ci sono soltanto un pane ed un calice davanti a Gesù ed una borsa davanti a Giuda.
Non vi sono né finestre e nemmeno il soffitto a cassettoni mentre dall’alto scende un vistoso panneggio piramidale. Infine Matteo e Taddeo sono in piedi e non si rivolgono a Simone ma guardano il Cristo.
Legenda
Matth. 26 ?Accepit Jesus panem et benedixit , acfregit deditque discipulus suis et ait, Accipiti et Cumedite:Hoc est corpus meus
Matteo,26,26? Prese Gesù il pane e detta la benedizione, lo spezzò e lo diede ai
suoi discepoli e disse prendete e mangiatene: questo è il mio corpo
Marc. 14 Accepit iesus, panem et benedicens fregit et dedis j set ait lumite ,hoc
est corpus meum
Marco,14,22 Prese Gesù il pane e nel dire la preghiera della benedizione ai suoi discepoli e disse: mangiate, questo è il mio corpo
Luc. 22 Accepto pane gratias egit et fregit, et dedit ys dicens: hoc est corpus
meum, quod pro vobis datur hoc facite in meum commemorationem
Luca 22,19 Preso il pane rese grazie e lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli:
questo è il mio corpo, il quale viene offerto per voi, fate questo in
memoria di me
Corinth II Dominus Iesus, in qua nocte tradebatur accepit panem gratias agens
fregit, et dixit Accipite et maleducate: hoc est corpus meum , quod
pro vobis tradetur;hoc facite in meam commemorationem
N.b Nella stampa è indicato il numero romano II mentre tale versetto 23 si riferisce alla I lettera di Paolo aiCorinzi Paolo, Corinzi, I, 23Il signore Gesù,in quella notte in cui fu tradito prese il pane e lo spezzò e rese grazia e disse prendete e mangiatene: questo è il mio corpo che viene dato a voi: fate questo in memoria di me
Lionardo da Vinci Pinxit P.P.Rub Delin ( eavit )
Con privilegio la cena stupenda di Linardo da Vinci che moriva nelle braccia di Re di Francia.
Leonardo da Vinci Dipinse P.P. Rubens Disegnò con privilegio la cena stupenda di Leonardo da Vinci che moriva nelle braccia del Re di Francia
Analisi dell’incisione
In tale opera si riscontrano due tecniche incisorie diverse (acquaforte e bulino) eseguite in tre stadi diversi.
Il primo stadio ossia la traccia – il disegno che contorna le forme e le figure – è inciso all’acquaforte ( il metallo viene inciso indirettamente per azione chimica di un mordente) e così anche il terzo.
Il secondo è invece eseguito a bulino (il metallo viene inciso direttamente per forza di mano).
L’acquaforte è realizzata con segno veloce e deciso ed è perfetto nel vestiario e nella espressività dei volti.
L’intaglio del bulino è raffinato e preciso nelle figure.
Le mani e i volti sono trattati con interventi punteggiati per imitarne, il più possibile, la pittura.
Studio dell’opera
A guardare questa acquaforte ci si accorge subito che ci si trova di fronte ad un’opera di altissimo valore artistico e storico senz’altro eseguita da un grande “Maestro”.
Innanzitutto le tredici figure sono completamente diverse l’una dall’altra ed in particolare tali differenze sono evidenziate dai volti e dalle mani. Tra l’altro, le espressioni dei visi sono così realistici, intensi e profondi che sembrano dei veri e propri “ritratti”-. Bellissima è l’impostazione delle mani, anch’essa non ripetitiva ma completamente diversa in ognuno dei personaggi.
L’opera è ben divisa in cinque parti ( Gesù che divide i discepoli in quattro gruppi) ma l’armonia dell’insieme è così perfetta che senz’altro ci rimanda alla sintesi del genio costruttivo di un grande maestro. Si percepisce anche una forte interiorità psichica della scena costituita dall’ampia coralità dell’insieme e dalla atemporalità del Redentore.
In questa opera l’artista utilizza un linguaggio espressivo che consente di sintetizzare in perfetta armonia le componenti di vari ambienti culturali.
Il nostro autore è anche molto sensibile ai valori luministici e ben usa i contrasti ombra-luce.
L’opera – bellissima – già al primo impatto vibra di una forza così travolgente da provocare un’emozione forte e indimenticabile.
Attribuzione
Opera di grande pregio eseguita da Peter Paul Rubens.
Questo grande artista fiammingo è intervenuto direttamente nell’esecuzione dell’acquaforte mentre il bulino è stato inciso da un suo stretto e valente collaboratore (probabilmente il Soutman o il Vosterman). La diretta esecuzione di Rubens è dimostrata dalla freschezza dell’incisione e dalla tipologia della carta, iscritta Leida, con il triplo giglio e la corona, utilizzata spesso dall’artista. Tra l’altro, è inoltre richiamata da Carlo Ferrario nel suo libro “Le classiche stampe” del 1836 che considera ampia la partecipazione di Rubens nella esecuzione di tale opera ed aggiunge che, anche se manca il nome dell’incisore, questo senz’altro è il Soutman.
La varietà di espressioni illustrano quei moti dell’animo che tanto interessano Rubens.
Inoltre, i tratti fisiognomici dei personaggi posseggono tutte le caratteristiche che l’artista perseguiva. Tale Maestromuoveva soprattutto contro l’idea del bello morale e figurativo del Classicismo ed infatti egli promuove una nuova percezione che ha portato ad una dimensione a “vortice ondoso”. Questa è stata la rivoluzione di Rubens che, ad apertura dell’età moderna, esigeva uno spettatore partecipe e non solo contemplante.
Inoltre, in questa opera, un tema frequentemente trattato dall’artista si impernia sul fulcro centrale del Cristo, dal quale si irradiano le figure degli apostoli.
Tra l’altro, l’altissima fantasia, l’intenso intimismo e la calda esaltazione unificano elementi storici e religiosi entro questa affollata composizione di gruppo che è accesa dalla vibrante fluidità del segno tipico di Rubens. Egli, introduce anche nella ritrattistica una forma nuova che si distingue per il modo libero e denso, legato al suo senso grandioso e alla concretezza.
Un’ulteriore conferma ci viene data da un’altra acquaforte di Rubens e cioè dalla “Santa Caterina d’Alessandria” (Metropolitan Museum di New York ) che ha le stesse caratteristiche esecutive di questa incisione. Ed infatti, i tratti chiaroscurati, il tratteggio e l’esecuzione al bulino di questa opera sono identici a quelli dell’Ultima Cena qui esaminata.
Infine, la scritta P.P. Rub Delin (P.P. Rubens Disegnò) posta nella legenda sottostante rafforza l’autenticità e l’attribuzione dell’incisione, tra l’altro coeva ed in prima tiratura.
Si fa presente che esistono rare incisioni della stessa rappresentazione ma stampate nella seconda metà del XIX secolo e pertanto l’acquaforte esaminata è l’unico esemplare coevo – fino ad ora – esistente.
Periodo di realizzazione
Disegno eseguito durante gli otto anni (1600 – 1608) durante i quali il Rubens si trovava in Italia. E’ noto che in questo periodo egli realizzò vari disegni copiando dipinti famosi e poi eseguiti all’acquaforte e al bulino.
La stampa è coeva e in primo stato.
Le due matrici in rame sono conservate presso lo Stedekijk Prentenkabinet di Anversa.
Sono dello stesso parere:
-Dott. Prof. Andrea De Liberis (esperto e critico d’arte)
-Prof. Alfredo Pasolino (critico d’arte)
-Giovanni Battista De Andreis (studioso di tecniche calcografiche)
-Dott. Claudio Strinati (Soprintendente del Polo museale di Roma)
Le loro dichiarazioni sono state riportate dalla stampa in vari articoli dello scorso anno mentre il De Liberis anche con perizia del 12.06.09 – per primo – ha riconosciuto la paternità di questa opera al Rubens, attestandone la rarità, la qualità e l’importanza storica.
Commento e valutazione
L’investimento in cultura e nell’arte in genere, si è dimostrato il meno rischioso e nel lungo termine quello che ha mantenuto una redditività costante ed al riparo dal’inflazione e dalla svalutazione. Tra l’altro bisogna tener conto che i mercati richiedono opere d’arte di notevole pregio ed in particolar modo siccome quelle antiche sono sempre più difficili da trovare, il “proprietario” si trova a dover gestire la cessione di un patrimonio di considerevole valore.
Metodo di stima
Valutare un’opera d’arte è sempre stata un’attività difficile in quanto non possono essere applicati i tradizionali metodi di “stima” perché non è possibile riferire la valutazione a parametri convenzionali.
L’opera d’arte risulta più o meno gradita all’acquirente che sarà propenso a “spendere” per il possesso dell’opera visionata in quanto la gradevolezza della lettura dell’opera stessa è soggettiva e nessuna formula statistica e matematica può esprimere il concetto di “”bello” in
assoluto. E’ pur vero però che alcune opere di Maestri e autori eccelsi, collocate sui mercati dell’arte, hanno ottenuto una elevata “quotazione” per la vendita.
Comunque, è ritenuto valido un ulteriore modo per determinare il valore di un’opera di così elevato impegno e cioè quello di ricercare le “quotazioni” che hanno raggiunto le opere che sono giunte nelle aste bandite e pubblicate dello stesso autore in quanto questo è il “valore commerciale” più probabile per tale opera oggetto di “stima”.
Valore commerciale attribuito
Per le motivazioni sopraindicate si potrebbe utilizzare, per l’opera in oggetto di stima, l’aggettivo “insostituibile”, non tanto in quanto non vi è possibilità di effettuare una stima ma poiché, trattandosi di un’opera eccelsa di autore insigne, ogni valutazione venale parrebbe sminuire il reale valore artistico e culturale in relazione alla valenza sociale e storica dell’opera stessa.
E’ comprensibile, però, che per una normale attività peritale e di transazione commerciale, sia necessario determinare il più “probabile” valore commerciale. Perciò, si è ritenuto di effettuare anche una ricerca per l’autore dell’opera tra quelle apparse in asta ma nel caso specifico non sono state rintracciate transazioni di questo autore per le incisioni ad eccezione della “Santa Caterina d’Alessandria” venduta da Christie’s di New York il 3.05.1999 per $ 23.000 ed acquistata dal Metropolitan Museum di New York.
Si riportano, comunque, alcune valutazioni o aggiudicazioni di Rubens pittore:
oRitratto di giovane donna, m. 76 x 86, Sotheby’s, Londra, 9.12.09, stima € 416.000.000
oTwo studies of Man, Head and Shoulded, cm. 48 x 67, Christie’s, Londra, 2008, € 4.724.000
oS. Michele lotta contro Lucifero, cm. 64 x 50, Christie’s, Londra, 17.12.06, € 2.369.280
oMeleagro e Atalanta, Christie’s, Londra, 8.12.05, € 4.134.200
oLa Pietà (ca 121), cm. 140 x 114, Madrid, 15.06.05, stima € 3.000.000
Pertanto, tenendo conto di quanto sopra esposto il valore più corrispondente a quello di mercato dell’opera in oggetto è di
Euro 250 ,300.000 (duecentocinquanta / trecentomila)
mentre il valore prettamente artistico e storico è di
Euro 450 ,500.000 (quattrocentocinquanta / cinquecentomila)
•
venerdì 19 febbraio 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)
